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Mia madre è un fiume

Titolo: Mia madre è un fiume
Autore: DONATELLA DI PIETRANTONIO
Editore: Elliot Edizioni | Anno: 2011
 
Letto da: Luigi

 

 

Ti chiami Esperia Viola, detta Esperina. Come una viola sei nata il venticinque marzo millenove¬centoquarantadue, in una casa al confine tra i comuni di Colledara e Tossicia. Era 1’ultima abitazione prima dei mon¬ti, un piccolo sasso rotolato per sbaglio dal fianco orientale dell’Appennino abruzzese. Apparteneva ai tuoi nonni paterni e lì sono cresciute le famiglie dei loro due figli maschi. Fioravante, il maggiore, era basso, con il torace largo e piatto, le braccia forti e le gambe un po’ divaricate. Guar¬da le fotografie. Un corpo piantato, adatto a lavorare la ter¬ra o la terra 1’aveva voluto così perché faticava fin da bam¬bino, che dici? Era intelligente e appassionato, ecco, qui si vedono gli oc¬chi nero intenso, e da giovane aveva la rissa facile. Lo ricor¬dava sempre di quando accoltellò il confinante ladro di due vitelle grasse sui pascoli estivi. Fioravante si diede poi alla macchia per mesi sperando che quello non crepasse. Scen-deva dal bosco a notte fonda, a prendere il pane e il formag¬gio legati nella mappina bianca col rigo blu che la madre gli aveva lasciato sul tavolo prima di coricarsi. Annusava gli odo¬ri in casa, socchiudeva un momento la porta della camera e si assicurava di due sagome addormentate nel buio reso im¬perfetto dalla finestra stellata. Poi via di nuovo, con il mulo per compagno, lungo sentieri sicuri che solo lui conosceva. Era una testa calda, Fioravante.
Oppure un albero. Aveva rami alti, non riuscivo ad arrivarci. Si copriva di fiori viola come il suo nome, io lì, per ammirarli da una giusta distanza. Profumavano dolce. Qualcuno volava nel vento, potevo raccoglierlo e annusarlo da vicino. Il più fre¬sco me lo aggiustavo sopra l’orecchio, tra i capelli. Ho ap¬prezzato tra pollice e indice la consistenza dei petali.Poi crescevano i frutti. Il tronco era liscio, senza appigli per le mani e le gambe. Mi sono sbucciata le ginocchia sen¬za mai arrampicarmi. Inutilmente saltavo per acchiappare qualcosa. Infine sono rimasta a terra, delusa. Ad aspetta¬re, ancora. La caduta di un frutto oltrematuro, da morde¬re attenta a sfuggire il guasto. O lo staccavo al primo boc-cone e lo sputavo per gustarmi dopo in santa pace il buo¬no residuo. Mia madre era un albero. Ho avuto la sua ombra.

Giudizio:

Lo scenario è l’Abruzzo “aspro e luminoso” della montagna teramana. La storia si svolge in un arco temporale che va dagli anni 40 ai giorni nostri e narra del tentativo di una figlia di recuperare una relazione affettuosa con la madre quando essa, per malattia, sta perdendo la memoria. Ci sono dei conti in sospeso fra loro, il rancore per un rapporto difficile, il sentire di essere stata trascurata, di essere stata messa in secondo ordine rispetto alla priorità del lavoro in casa e in campagna in un ambiente duro e avaro. Il recupero di questa relazione con la madre passa attraverso il ricordare a lei la propria storia, e ricordandola a se stessa cerca di ricomporre gli strappi affettivi dell’infanzia.
Il romanzo ha due temi portanti. Un primo tema è quello affettivo e di relazione: la figlia che parla alla madre della sua storia e dei suoi sentimenti, molto tenero e commovente, capace di trasmettere empatia e solidarietà. Il secondo tema è la ricerca delle proprie radici nei luoghi della propria infanzia, nella montagna abruzzese, nei suoi boschi e sui suoi sentieri.
Lo stile del romanzo è piano, colloquiale, i dialoghi si risolvono sempre in pacati monologhi. I numerosi salti temporali chiariscono gli antefatti che determinano i caratteri dei personaggi descritti, è attenta l’introspezione psicologica e la descrizione del contesto storico e sociale.
La lettura scorre via facile, ogni pagina richiede la successiva, e sorprende la ricchezza di suggestioni, emozioni e immagini che si susseguono. Ci immaginiamo la bimbetta che corre sui sentieri di montagna, la sua fame di amore materno, l’adolescente che desidera altro da quello che la dura vita di montagna può offrire, con le crisi personali che la investono.
Con questo libro arriva poi il messaggio bello e importante che l’autrice ci affida: facciamo attenzione agli affetti, alle persone vicine, da subito; non aspettiamo che l’accidia e il tempo che passa ci derubino della gioia che solo buone relazioni personali ci portano.
Leggendo questo libro, per un momento almeno, riflettiamo sulla natura degli affetti.

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